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Friday 29 April 2011

SANTO SUBITO!

In  occasione della beatificazione di Carol Wojtyla, quello che qualcuno definì “l'ultimo papa re”, il dibattito in ambito laicista e cattolico riformista è: “ma fu santo davvero?”

E giù a giocare con le ombre e le luci di un regno durato 27 anni, durante i quali l'occidente ha dato il peggio di sé, in termini di guerra e neocolonialismo. Ma Wojtyla, come lui stesso ebbe a dire, veniva da lontano, da oltre quel confine che aveva marcato il limite all'espansione della coca cola e dei mc donalds, che impediva di fatto la colonizzazione mondiale chiamata neoliberismo.

Wojtyla fu santo davvero, così come gridavano “le folle” nel 2005, santo protettore della chiesa cattolica. Il santo che nel salvare la chiesa cattolica dalla sparizione, ha salvato l'intero sistema che avrebbe potuto usarla per controllare i conflitti che lo stavano minando.

La cortina di ferro non serviva più, per questo è sparita in maniera quasi indolore rispetto al terrore creato intorno-accanto-sopra quel muro. E i mattoni del 1989 furono soltanto souvenir per ragazzi e ragazze che stavano crescendo col mito di una nuova folla: quella che Wojtyla stava radunando alle giornate mondiali della gioventù, dopo le folle polacche intruppate dietro alla croce di Walesa e quelle cilene di fronte alla finestra di Pinochet, che sarebbe diventata la folla di oggi, quella dell'equidistanza, dell’indifferenza, dell’autoassoluzione, del consumismo neoliberista, dell’individualismo, della violenza razzista, del branco sessista, della dignità della nazione.

Quando Wojtyla fu eletto, nel 1978, la Santa Sede aveva rapporti diplomatici con 85 Stati, e quando morì, nel 2005, con 174. Perché non farlo santo subito, allora? Invece no, per ora solo una statuetta, più piccola di quella di padre Pio, che lo stesso Wojtyla santificò, per far contente quelle folle che stava conducendo, provetto pifferaio magico, verso l'oblio dei propri diritti e della propria libertà.

Sì, perché Wojtyla fu il santo delle folle, e che cosa rende forte un regime se non la folla dentro alla quale si smarriscono autodeterminazione e consapevolezza di sé, dei propri diritti, dei propri desideri?

Il primo maggio non è mai stata la festa del lavoro, ma la festa di chi lavora e lotta per la propria autodeterminazione contro chi la/o sfrutta. Wojtyla ordì una prima trappola a questa giornata nel 2000 cercando, complici i sindacati confederati, di trasformarlo nel giubileo dei lavoratori, davanti alle folle di papa boys a Tor Vergata. Quest’anno la chiesa di Wojtyla e di Ratzinger - i cui nomi si sono intrecciati in un ventennio di encicliche e documenti sessisti ed omofobi – tenta il colpo finale sul primo maggio: cancellare la giornata delle lavoratrici e dei lavoratori e impiantare nella stessa data il giorno del beato Karol. Ebbene, da Facciamo Breccia gli 007 che lavorano tra i movimenti dell'area antagonista per impedire “azioni eclatanti”, come recitano le agenzie di stampa, non devono temere nulla: a san Wojtyla preferiamo necessariamente san precario, santo patrono di sfrattati/e, poveri/e, sottooccupati/e, sfruttati/e, ricattati/e, Co.Co.Co, assunti/e non in regola e dipendenti a termine. Invocato contro liberismo, caporalato, infortunio senza copertura, cooperative e mobbing! Perché san precario parla delle nostre vite. Perché nemmeno un bagno di folla mediatico e medioevale al contempo, bipartisan e globale, potrà cancellare le lotte e il conflitto contro lo sfruttamento e la precarietà, per l’autodeterminazione!

Quindi Wojtyla santo subito ma noi e milioni di altre ed altri non ci saremo, impegnati/e nella lotta per le nostre vite!

 
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