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L'AUTODETERMINAZIONE COME PRATICA DI R/ESISTENZA PDF
Wednesday 16 November 2005
 

 Fare Breccia Nell'etica

Note di riflessione presentate al 'Primo incontro nazionale su laicità e autodeterminazione' (Bologna, 12-13 novembre 2005) indetto da Facciamo Breccia

  
L'AUTODETERMINAZIONE COME PRATICA DI R/ESISTENZA
Per una cassetta degli attrezzi
Autodeterminazione come declinazione politica della laicità

Facciamo Breccia nasce da collegamenti fra femminismo e lotte di liberazione omosessuale e transessuale

Il personale è politico, ha implicato l'uscita dall'invisibilità e dalla cultura del nascondimento

Tutti questi movimenti di liberazione, negli anni passati, hanno messo in discussione le norme patriarcali che disciplinavano corpi e sessualità negando il diritto all'autodeterminazione

Oggi la negazione del diritto di autodeterminazione si serve della riesumazione di teorie biologistiche il cui obiettivo è ristabilire un ordine - che io definisco veterosessuale - di cui l'asservimento delle donne alla funzione riproduttiva e l'omofobia/transfobia sono gli effetti più evidenti

L'ordine veterosessuale è un sistema di norme e di rappresentazioni che, in nome di un mistificato 'ordine naturale', rende essenziale una parzialità - la divisione biologica del lavoro riproduttivo - e cerca di ingabbiare in questa monocoltura del genere tanto le donne quanto le soggettività e le pratiche che eccedono il sistema duale M/F

Il pressante richiamo ad un 'ordine naturale' - sempre più connotato come sinonimo di 'divino', quindi immutabile - è una guerra dichiarata contro il principio di autodeterminazione e legittima il ripresentarsi di un discorso normativo sul corpo e sulle scelte di vita, il ritorno di quella che Monique Wittig, nel 1978, aveva definito straight mind:
"Sebbene sia stato accettato negli anni recenti che non esiste qualcosa come la natura, che tutto è cultura, rimane dentro quella cultura un nucleo di natura che resiste ad ogni revisione, un rapporto escluso dal sociale nell'analisi - un rapporto le cui caratteristiche sono ineluttabilmente nella cultura, così come nella natura, e che è il rapporto straight. Lo chiamerò l'obbligatorio rapporto sociale tra "uomo" e "donna". (...) Posso solo sottolineare il carattere oppressivo di cui il pensiero straight è intessuto nella sua tendenza ad universalizzare immediatamente la sua produzione di concetti in leggi generali che pretendono di mantenersi vere per tutte le società, tutte le epoche, tutti gli individui. (…) questi concetti (…) sono solo categorie fondate sull'eterosessualità o pensiero che produce la differenza tra i sessi come un dogma politico e filosofico. La conseguenza di questa tendenza verso l'universalità è che la mente normale non può concepire una cultura, una società dove l'eterosessualità non ordini tutte le relazioni umane nonché la produzione dei concetti e anche di tutti i processi che sfuggono alla coscienza. (...) Così il lesbismo, l'omosessualità e le società che noi formiamo non possono essere pensate o parlate, anche se sono sempre esistite"(1)

L'ordine veterosessuale veicola ancora oggi un discorso basato sulla mistificata naturalezza dei ruoli di maschile e femminile (che sono in realtà costruzioni sociali e politiche!), e questo spiega il valore che assume l'eterosessualità normativa nel rappresentare l'eterosessualità non come legata al desiderio e dunque come una possibilità fra altre, quanto come l'unica pratica sessuale 'naturale' e quindi socialmente accettabile

L'ordine veterosessuale si basa anche sulla distinzione M/F scelta come distinzione essenziale, ma ciò che la fa essenziale è la funzione riproduttiva che compete ai due sessi - una funzione parziale in base alla quale si costruiscono i rapporti sessuati di dominio

L'ordine veterosessuale si fonda sulla monocoltura della famiglia eterosessuale - luogo di riproduzione e conservazione dell'ordine capitalistico e della subordinazione femminile

(Questi i termini con cui Vandana Shiva (2) definisce le monocolture:
"La principale minaccia alla diversità deriva dall'abitudine a pensare in termini di monocolture, quelle che io chiamo 'monocolture della mente'. Le monocolture della mente cancellano la percezione della diversità e insieme la diversità stessa. (…) Passare alla diversità come modo di pensare e come contesto in cui agire, libera una molteplicità di scelte"

Le monocolture sono anche il segno di una precisa concezione del mondo, quella che non vuole concepire le diversità, la pluralità, ma mira all'uniformizzazione dei pensieri e delle pratiche: "Le monocolture prima invadono la mente, e dopo si trasferiscono nella pratica"

Le monocolture producono, a loro volta, la monocultura, ossia una cultura uniformata che pretende di imporsi come universale. Unica soluzione contro questo immiserente riduzionismo è la difesa delle diversità "come sistema di pensiero e di vita")

L'ordine veterosessuale persegue la conservazione degli aspetti più oppressivi e retrogradi del patriarcato non solo in termini di misoginia e omofobia ma, più in generale, di attacco feroce contro ogni istanza di autodeterminazione del corpo, del desiderio, degli stili di vita

'La biologia è destino' sembra essere oggi lo slogan dominante, in perfetta sintonia con il ritorno in auge di teorizzazioni di tipo biologistico

'Biologistico' come uso distorto della scienza del vivente, uso che si fonda su una concezione ideologica ed addomesticata, nonché riduzionista, di 'natura'

Dietro il velo della genetica, in cui tutto sembra riassumersi e che tutto sembra legittimare, si nasconde il ritorno ad una sorta di 'radice biologica' dell'identità, di memoria tardo-ottocentesca, per quanto riguarda sia le teorizzazioni sull'identità sessuale sia quelle sull'identità 'razziale' - processo che ha una evidente radice coloniale e razzista: basti pensare che il discorso ideologico e riduzionista sulle differenze 'biologiche' è sempre stato strumentale al progetto politico di costruzione inferiorizzante

Costruzione di una identità suprematista ed escludente: alimentare il razzismo attraverso la radicalizzazione dell'islamofobia e la costruzione ideologica delle 'radici' cristiane dell'occidente (ma se proprio dobbiamo cercare delle radici culturali, queste stanno in Mesopotamia, esattamente dove oggi stiamo continuando a bombardare!).
Gli effetti sono
' aumento di controllo sociale e repressione
' sviluppo e radicamento del fondamentalismo cristiano

Stiamo assistendo a un contrattacco veterosessuale

Il contrattacco veterosessuale sta nell'alleanza tra gerarchie vaticane e destra - nuova e vecchia - già riemersa in occasione delle polemiche contro il world pride del 2000 a Roma (3), che si è di nuovo presentata in gran forma in occasione del referendum sulla procreazione assistita, quando miriadi di manifesti di tutte le dimensioni, firmati da vari gruppi cattolici e catto-fascisti, esibivano san feto invitando all'astensione dal voto. Obbiettivo di questi attacchi, come sempre, la donna e l'autodeterminazione


Nel contrattacco veterosessuale l'antifemminismo si coniuga e si rafforza con gli attacchi teo-cons contro soggettività e stili di vita non funzionali all'ordine veterosessuale, come mostrano i discorsi dalle gerarchie vaticane che mirano, tra l'altro, ad in-formare la poltica italiana, rendendo l'Italia una provincia del Vaticano, come spesso diceva amaramente Gabriella Guzzi, figura storica del femminismo milanese e delle battaglie laiche degli scorsi decenni

Un testo di Ratzinger - le Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali del 2003 - scritto a nome della Congregazione per la dottrina della fede, nel IV capitolo fornisce esplicite direttive sui 'Comportamenti dei politici cattolici nei confronti di legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali'(4)

Esempio: l'attuale dibattito sui Pacs (Patti civili di solidarietà): pur rappresentando il minimo sindacale in una società che voglia dirsi 'civile', i Pacs vengono rappresentati come la sovversione satanica dell'ordine costituito; i toni di questo dibattito, infatti, alimentano immaginari catastrofici e legittimano la recrudescenza di discorsi e atti violentemente omofobici, che sono ormai all'ordine del giorno

La chiesa cattolica deve assumersi la responsabilità degli atti omofobici che alimenta così come della diffusione aids, conseguenza delle sue battaglie contro l'uso del preservativo

Altro esempio: nel giugno 2005, in occasione del Convegno diocesano sulla famiglia, Ratzinger (ormai eletto papa) ha tenuto un discorso di cinquanta minuti contro l'aborto, la procreazione assistita, il matrimonio omosessuale e le unioni libere definendo questi fenomeni come
"Libertà anarchiche fondate sulla banalizzazione del corpo che passa a sua volta per la banalizzazione dell'umano e che porta a far sì che ognuno possa fare ciò che vuole"

Secondo me, la reale banalizzazione del corpo e dell'umano sta nella svalorizzazione del desiderio e del piacere nell'esperienza umana allo scopo di ridurre le corporeità alla funzione riproduttiva - quanto, d'altronde, a quella lavorativa

Ed è senza dubbio una banalizzazione del corpo la riduzione del corpo della donna a ricettacolo e incubatrice - negazione di ogni requisito minimo di umanità oltre che di autodeterminazione - e la sua collocazione al grado infimo di una scala di valori in cui, in ordine di importanza, la donna viene dopo l'embrione, il feto, la famiglia (quindi anche l'uomo) e la morale ma che nella famiglia, si dice, dovrebbe trovare la propria realizzazione. E' questo l''ordine naturale'?

Tra l'altro, è soprattutto nella famiglia tradizionale che la donna trova, invece, la violenza, dall'infanzia all'età adulta: molestie sessuali, incesto, stupro, violenza coniugale

Ma di questo nessuno ne parla, tanto meno le gerarchie vaticane e i vari teo-cons - e gli stessi rilevamenti statistici sono resi difficoltosi, quando non impossibili, da un'omertà ancora difficile da scalfire. Anzi, si continuano a rappresentare la casa e la famiglia come luoghi sicuri per le donne a fronte di un esterno minaccioso

D'altronde, come potrebbero i difensori della straight mind nominare la violenza familiare e domestica?

Basti pensare, ad esempio, al fatto che, generalmente omofobi, i crociati dell'ordine veterosessuale tendono sempre a sovrapporre la pedofilia all'omosessualità, celando il fatto che la maggior parte degli atti pedofili avvenga in casa da parte di padri, fratelli, nonni, zii e amici di famiglia e soprattutto su bambine

E non bisogna dimenticare che per la chiesa cattolica lo stupro si annovera tra gli atti impuri, né che Wojtyla nel 1995 - in una Lettera alle donne scritta in occasione della IV Conferenza mondiale delle donne tenutasi a Pechino - aveva messo sullo stesso piano lo stupro e la prostituzione definendoli "soprusi perpetrati nei confronti delle donne nel campo della sessualità", commentando:
"A fronte di tali perversioni, quanto apprezzamento meritano invece le donne che, con eroico amore per la propria creatura, portano avanti una gravidanza legata all'ingiustizia di rapporti sessuali imposti con la forza"(5)

L'interventismo clericale oggi: non solo gerarchie vaticane, ma loro kapo nella politica istituzionale (famiglia, scuola, educazione, diritti delle donne e delle minoranze) e nella vita culturale (intellettuali organici/che)

bell hooks: il margine, luogo delle resistenze e "spazio di apertura radicale":
"Un luogo di radicale possibilità, uno spazio di resistenza. Questa marginalità, che ho definito spazialmente strategica per la produzione di un discorso contro-egemonico, è presente non solo nelle parole, ma anche nei modi di essere e di vivere. (…) Un luogo capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare nuovi mondi. Non si tratta di una nozione mistica di marginalità. E' frutto di esperienze vissute"(6)

Noi siamo questo margine

Noi ci siamo, siamo già qui!

Quello che negli anni '70 era percorso in costruzione, oggi è patrimonio condiviso

Non bisogna più parlare di 'cultura', ma di 'culture': non esiste solo la cultura dominante e noi non ci identifichiamo con essa. E' necessario relativizzare: parzialità in dialettica, non sovradeterminazione

Necessità di definire un'etica laica fondata sull'autodeterminazione, come rielaborazione, a fronte dell'ipocrisia del moralismo cattolico, moralismo che abbaia contro di noi, come nemici del genere umano, ma non nomina mai la guerra, i cpt-lager, le forme di esclusione sessista e razzista, che ne sono i veri nemici

Bisogna nominare l'ipocrisia delle gerarchie vaticane che parlano di 'natura', ma non dicono nulla sugli interventi chirurgici a bambini con genitali definiti 'ambigui' (non sono 'naturali' anche loro?)

Alcuni spunti per un'etica laica fondata sull'autodeterminazione:
corpo (sessualità, identità, modi di relazione, contraccezione, prevenzione)
scelte e stili di vita (lavoro/non lavoro, relazioni diverse dal modello monogamico)
formazione culturale (scuola deve far vedere possibilità, non indottrinare)

Le pratiche di autodet. devono ritornare ad essere strumento di lotta:
poiché l'ordine veterosessuale vorrebbe il nostro addomesticamento - in base alle esigenze dell'economia e della religione - ri(con)ducendoci ad identità rigide, monolitiche, etnicizzate ed eterosessualizzate, oggi il principio di autodeterm. va TESTIMONIATO, più che soltanto ribadito, e vanno socializzate e pubblicizzate le pratiche di resistenza che ciascuna/o mette in atto (così come le contraddizioni)

due proposte concrete
1. 10 dicembre ' iniziative: diritto di autodeterminaz., contro tutti i fondamentalismi
sbattezzo come atto politico di autodet. se non si è credenti
2. avviare una raccolta delle nostre esperienze (testimonianze 'a partire da sé') da rendere pubbliche nel sito, o in un libro collettivo, o...
per mostrare e ribadire che siamo noi, con le nostre esperienze e trasformazioni, a fare la politica e non, invece, la politica a fare noi (e anche quali contraddizioni incontriamo…)
gli ambiti di questa testimonianza sono: sessualità
stili e scelte di vita
… (da discutere)

Nicoletta Poidimani

Note
(1) Monique Wittig, 'The Straight Mind', discorso letto per la prima volta a New York nel 1978, poi pubblicato in Feminist Issues, N. 1 (summer 1980). Un'edizione italiana del discorso di Wittig è stata pubblicata a cura di Rosanna Fiocchetto nel Bollettino del Cli (Collegamento fra le lesbiche italiane) del febbraio 1990. Ho scelto di lasciare nelle citazioni il termine straight come nell'originale di Wittig, anziché renderlo con 'eterosessuale' come nella traduzione di R. Fiocchetto, cui faccio, per altro riferimento. La ragione di questa scelta sta nel fatto che l'inglese straight ha implicazioni ideologiche più vaste che non heterosexual, poiché come aggettivo veicola significati corrispondenti a 'dritto', 'retto', 'convenzionale', 'ordinario', 'obbligato' - oltre che, per derivazione, anche 'eterosessuale' - e, come avverbio, 'in modo eretto'
(2) Vandana Shiva, Monocolture della mente, Bollati Boringhieri 1995
(3) Consiglio, per rispolverare la memoria delle polemiche di quell'anno, la visione del bel documentario di Paolo Pisanelli Roma a. d. 000 (Italia, 2001)
(4) Congregazione per la dottrina della fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003)
(5) Karol Wojtyla, Lettera alle donne scritta in occasione della IV Conferenza mondiale delle donne tenutasi a Pechino
(6) bell hooks, 'Elogio del margine', in Elogio del margine. Razza, sesso e mercato culturale, Feltrinelli 1998
 
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