| Le compagne di FACCIAMO BRECCIA Aderiamo al corteo del 22 novembre "Contro la violenza maschile sulle donne", convinte che una politica autodeterminata, autorganizzata e costruita dal basso rappresenti l’unica forma di resistenza in grado di delineare anche nuovi percorsi di liberazione. Leggi il comunicato Scarica il volantino |
COMUNICATO DI ADESIONE Le compagne di FACCIAMO BRECCIA L’attuale contesto sociale, politico e culturale mostra l’assunzione di un paradigma normativo e autoritario che va reimponendo il modello patriarcale ed eterosessista. A questo modello il Vaticano ha dato un determinante contributo attraverso le battaglie contro l'autodeterminazione delle donne e delle lesbiche in tutto il mondo. Le politiche integraliste papali, appoggiate dal governo italiano, continuano a ribadire la centralità e la “naturalità” – quindi l’implicita e supposta “immutabilità” – della famiglia eteropatriacale, luogo primario della violenza contro donne e bambine/i. I quotidiani e assillanti interventi istituzionali ed ecclesiastici contro l’autodeterminazione delle donne e degli stili di vita legittimano e rafforzano le premesse culturali della violenza contro donne e lesbiche. In quest’epoca di delirio securitario, i concetti di “rispettabilità” e “decoro” hanno assunto un significato normativo. Viene così criminalizzato ogni percorso di liberazione di donne, lesbiche e di tutte le soggettività eccentriche al sistema eterosessista. Sistema che, basandosi sulla subalternità di un genere all’altro, è il presupposto necessario della violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche. “Indecoroso” è divenuto tutto ciò che non rispecchia il maschio dominante – che è bianco, di classe media, eterosessuale, abile, adulto, produttivo e riproduttivo e, possibilmente, anche cristiano – e il suo alter ego femminile, che è un modello unico di donna, eterosessuale e subalterno. Tutto ciò che è “indecoroso” viene stigmatizzato poi, se possibile, sanzionato e “corretto” o perseguitato, represso, cancellato – anche sul piano istituzionale, come nel caso del DdL Carfagna – in un paradigma sociale che prevede il plauso ad ogni forma di autoritarismo, controllo e repressione. Anche per questo riteniamo oggi necessario un posizionamento dichiaratamente antifascista dei movimenti – e in particolare del movimento femminista e lesbico. Sappiamo bene quale legame di necessità intercorra tra fascismo e sessismo: il mantenimento violento del sistema patriarcale e del suo controllo sulle sessualità e la sottomissione di un genere all’altro, che ha implicite in sé l’accettazione, la connivenza e la perpetuazione della violenza maschile su donne e lesbiche. Per questo anche nell’ambito delle lotte antifasciste abbiamo più volte ribadito la necessità di combattere ogni forma di machismo e di coniugare l’antifascismo con la lotta contro il sessismo, il razzismo e l’omo/lesbo/transfobia, che insieme costituiscono il modello repressivo di questa epoca. La precarietà economica, imposta dal sistema neoliberista e dal suo disfacimento a cui assistiamo in questi mesi, da una parte rende più ricattabile la manodopera migrante e, dall’altra, tende a risospingerci dentro la famiglia, a causa della mancanza di garanzie sociali in un Paese già vessato da rigurgiti integralisti e familisti. A pagarla sono, in primis, le soggettività migranti e quelle i cui percorsi di liberazione implicano necessariamente l’uscita dalla famiglia e il rifiuto del paradigma familista e patriarcale – vere e proprie gabbie dove milioni di donne vengono brutalizzate, uccise e rese “vittime”. Aderiamo al corteo del 22 novembre "Contro la violenza maschile sulle donne", convinte che una politica autodeterminata, autorganizzata e costruita dal basso rappresenti l’unica forma di resistenza in grado di delineare anche nuovi percorsi di liberazione. Più autodeterminazione, meno Vaticano! Le compagne del coordinamento Facciamo Breccia |