Abbiamo una notizia: la famiglia “Mulino Bianco” non esiste!
In occasione del dibattito sui Dico, così come accade ogni volta che si parla di diritti per le donne o per i gay e le lesbiche, molti esponenti cattolici del centrodestra ed alcuni del centrosinistra (peraltro quasi tutti divorziati, conviventi more uxorio, risposati o miracolati dalla Sacra Rota) agitano la bandiera della «difesa della famiglia tradizionale» in chiave polemica nei confronti di tutto ciò che da essa osi discostarsi. Dietro l’espressione «difesa della famiglia», su diretta indicazione delle gerarchie vaticane, i politici cattolici (di centro destra e di centro sinistra) hanno provato di volta in volta a far passare le loro idee conformiste e reazionarie (basti pensare alla campagna referendaria sul divorzio o sull’aborto). I “difensori della famiglia tradizionale”, che stanno oggi sui banchi sia del governo che dell’opposizione, non tengono però affatto in conto il dato che emerge da tutte le inchieste: crescono le nuove tipologie familiari, come le libere unioni (ossia convivenze non sancite da un matrimonio) e le famiglie «ricostituite», cioè formatesi dopo lo scioglimento di una precedente unione coniugale di almeno uno dei partner. Sono circa cinque milioni le famiglie che l’Istat definisce «nuove forme familiari»: single, genitori/trici soli/e non vedovi/e, coppie di fatto (omo o etero!), coppie in cui almeno uno dei due partner proviene da un precedente matrimonio, a cui noi vanno aggiunte tutte le forme di convivenza solidaristica che le persone liberamente scelgono e che l’istat non censirà mai per intero. È assurdo quindi voler continuare a privilegiare la famiglia composta da “coppia etero sposata con figli”, perché è un modello sempre più astratto e sempre meno rappresentativo di ciò che si da nella società. Dall’altro lato, poi, troppo spesso la “famiglia tradizionale” non è affatto luogo di felicità e libera autodeterminazione per le persone che la compongono. Spesso si sceglie di sposarsi perché «si fa», perché la pressione del partner o dei parenti è molto forte, oppure perchè si è convinti che per una famiglia «regolarmente sposata» l’inserimento nella società sia più semplice. Il prezzo è altissimo e lo pagano soprattutto le donne, costrette in un modello ideale che le vede realizzate soprattutto come mogli e madri e che non valorizza i desideri e la realizzazione di tutte: ancora oggi le donne svolgono la maggior parte del lavoro di riproduzione e cura e continuano a sacrificare la propria autonomia personale per il bene dei propri cari. Un dato che svela quanto possa diventare opprimente il modello famiglia tradizionale è che la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne europee, tra i 16 e i 40 anni, è la violenza da parte di mariti, compagni, fidanzati, padri, fratelli: in casa che avvengono il 90% di stupri, maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche.
Oggi, 8 marzo, giornata internazionale della donna, giornata che parla a tutte e tutti di autodeterminazione e libertà, denunciamo per l’ennesima volta i tentativi vaticani e politici di decidere sulle nostre vite imponendo un modello unico. DIRITTI PER TUTTE E TUTTI!
Un messaggio particolare alla senatrice Binetti della Margherita, che in questi giorni si è prodigata in difesa della “famiglia tradizionale”: siamo fier* di essere morfologicamente, geneticamente, endocrinologicamente e caratteriologicamente
DIVERS*!
Facciamo Breccia ToCi vediamo il lunedì h 17.45 c/o Spazio Unilotta a Palazzo Nuovo
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