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07/02/07 - Da "Poliopposti" giornale degli Studenti di Sinistra PDF
Wednesday 07 February 2007


Laicità dello Stato
Quando, il 20 settembre 1870, l’esercito del neonato Stato Italiano occupò Roma e ne fece la Capitale del Paese il Papa si risentì alquanto. Dopo secoli di splendore imperiale lo Stato del Vaticano si riduceva ad una piazza e poco più. Come risposta il Papa pubblicò il “non expedit” che ordinava ai cattolici italiani di non partecipare alla vita politica del paese e di boicottarne le istituzioni.

A poco a poco tale ordine si affievolì, venne sospeso ed infine definitivamente eliminato. Il Vaticano comprese quanto fosse radicato il sentimento religioso fra gli italiani e ne colse l’opportunità politica per una profonda influenza sulle Istituzioni. Le associazioni cattoliche, le uniche ad essere risparmiate dalla dittatura fascista, occuparono in fretta ampi spazi di partecipazione e rappresentanza, il Partito Popolare prima e la Democrazia Cristiana poi divennero i perni della vita politica.

        Con il colpevole aiuto anche di parte delle sinistre che temevano di alienarsi le simpatie dell’opinione pubblica cattolica l’assemblea costituente votò l’articolo 7 che confermava i Patti Lateranensi stipulati dal Papa e da Mussolini. I tanti, troppi privilegi, di cui gode lo Stato del Vaticano grazie a questi patti hanno di fatto reso impossibile l’uguaglianza dei diversi credi religiosi concedendo ad esempio alla religione cattolica la possibilità, fin qui, esclusiva di essere materia scolastica.

Se questo poteva essere passivamente accettato al tempo della costituente quando la società italiana aveva una composizione piuttosto omogenea, oggi appare come un grosso ostacolo ad una convivenza civile basata sull’uguaglianza dei diritti. Non solo, le fedi religiose presenti in Italia si sono moltiplicate e necessitano tutte di un uguale trattamento da parte delle istituzioni ma, il progresso sociale e civile pone inevitabili nuove domande alla politica alle quali non è concesso rispondere usando vecchi schemi morali.

Il progresso scientifico ha alzato l’asticella delle possibilità ed ora preme con sempre maggior insistenza perché la politica si adegui. Le posizione della destra conservatrice e del clero in materia, ad esempio, di procreazione assistita (vedi legge 40) ha rappresentato un’indebita imposizione morale e, peggio, ostacolano gravemente i cittadini nella fruizione di nuovi strumenti scientifici in grado di risolvere molti problemi sanitari. Rallentare la scienza attraverso presunti principi morali assoluti non è soltanto sintomo dell’eccessiva invadenza della religione nella politica, è anche e soprattutto una questione d’equità sociale. Molti italiani oggi sono costretti a recarsi all’estero per ottenere cure che in Italia potrebbero essere fornite gratuitamente, ovviamente ciò comporta che soltanto chi possiede le capacità economiche per affrontare ingenti spese può ottenere l’assistenza di cui ha bisogno.  

Non è solo la scienza a pretendere un approccio laico. L’intera società sta vivendo grandi cambiamenti con la sempre più diffusa accettazione di forme relazionali estranee al “sacro vincolo” del matrimonio, la diffusione di convivenze e di nuclei familiari non necessariamente composti di due persone di sesso diverso. Nonostante l’ortodossia vaticana non consenta altra forma familiare al di fuori del matrimonio, la politica non può fermarsi a questo dettato. Al di là dei personali giudizi su questi fenomeni, se rappresentano una degenerazione morale o piuttosto un arricchimento, le scelte politiche devono prevedere il benessere collettivo. Allargare la sfera dei diritti significa proprio dare la possibilità a più soggetti di goderne senza ledere in alcun modo i diritti preesistenti.

Per chiedere più autodeterminazione, più laicità e maggior rispetto del pluralismo tanto sociale che religioso, il 10 febbraio a Roma ci sarà una grande manifestazione. Contro ogni imposizione dogmatica e morale, perché all’interno della nostra società tutti possano trovare spazio, perché solo attraverso un approccio politico laico si possono garantire sia l’uguaglianza che la libertà.

 
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