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02/02/07 - Da "Il Manifesto" PDF
Saturday 03 February 2007
Una «breccia» per la laicità
Il 10 febbraio torneranno a Roma i No Vat. Una manifestazione nazionale per chiedere più Stato e meno Vaticano, dai Pacs a tutte le questioni etiche e libertarie. Sullo sfondo, l'antifascismo
Gianni Rossi Barilli


Nel diluvio di genuflessioni politiche e mediatiche al papa, con il suo codazzo di cardinali, vescovi e parroci, cerca faticosamente di filtrare qualche raggio di sole laico e libertario. Tra questi la manifestazione No Vat (più autodeterminazione meno Vaticano) che dà appuntamento a Roma, il prossimo 10 febbraio, a tutte e tutti coloro che non ne possono più di vivere in un paese dominato dalle sempre più ossessive pretese di controllo della chiesa cattolica sulle nostre vite. Promuove l'iniziativa il coordinamento Facciamo breccia, rete orizzontale di associazioni e singoli (con una forte componente di gruppi glbt) nata circa un anno e mezzo fa da un corale e spontaneo moto di indignazione nei confronti dell'onnipresenza clericale nella politica italiana. Nel frattempo, come ciascuno può constatare ogni giorno, le cose non sono affatto migliorate e di conseguenza la ragion d'essere di Facciamo breccia si è rafforzata in misura direttamente proporzionale. Il primo appuntamento nazionale promosso da questo coordinamento è stata la prima manifestazione No Vat che si è svolta a Roma l'11 febbraio dell'anno scorso, nell'anniversario della firma del concordato tra la chiesa cattolica e lo stato italiano (all'epoca fascista), e alla quale hanno partecipato circa 10.000 persone. Una goccia nel mare, si dirà, rispetto alla potenza politica e mediatica di cui dispone lo schieramento clericale. Ma se si considera il fuoco di sbarramento quasi generale che l'iniziativa incontrò sul proprio cammino, non c'è dubbio che si sia trattato di un inizio promettente. Si può legittimamente sperare che quest'anno di persone in piazza ce ne saranno di più, visto che nel corso degli ultimi dodici mesi quelli di Facciamo breccia non sono rimasti con le mani in mano e hanno esteso in tutta Italia la loro rete di resistenza laica. Per avere un'idea della crescita del movimento basta scorrere l'elenco delle adesioni al corteo, che raccoglie molte decine di sigle glbt, femministe, atee, comuniste e antagoniste. O scoprire sul sito del coordinamento (www.facciamobreccia.org) che in vista del 10 febbraio sono pronti a partire treni e pullman da 15 diverse città italiane. La breccia insomma si allarga, malgrado gli snobismi di convenienza di chi dice, a destra ma ormai sempre più spesso anche a sinistra, che l'anticlericalismo è un dinosauro sepolto nel passato che non ha alcun senso resuscitare nella nostra raffinata postmodernità. E questo è certo da attribuirsi all'attivismo del coordinamento, che ha saputo tessere molti fili negli ultimi tempi. Dopo il corteo romano dell'anno scorso sono stati organizzati seminari di studio, incontri e assemblee e iniziative di protesta in molte città. Facciamo breccia era presente, ad esempio, alla manifestazione antifascista che si è svolta il 16 settembre scorso a Catania, in risposta al boicottaggio messo in atto tre mesi prima da Forza nuova contro il pride glbt della città siciliana e all'atteggiamento quantomeno ambiguo delle forze di polizia, che di fronte a un corteo non autorizzato dei neofascisti arrivarono a «consigliare» agli organizzatori del pride di sciogliere il loro corteo autorizzato. Più scalpore fece in ottobre «Layca», una serie di eventi culturali e di piazza promossi a Verona in concomitanza con il quarto convegno ecclesiale della Conferenza episcopale italiana che papa Ratzinger in persona andò a benedire. Proprio per accogliere allegramente e criticamente sua santità a Verona, Facciamo breccia organizzò per le vie della città una «frocessione» che prendeva in giro gli atteggiamenti omofobici delle gerarchie ecclesiastiche, suscitando l'immancabile scandalo dei benpensanti veronesi. A cominciare dal sindaco Zanotto, cattolico di centrosinistra, che ebbe la «felice» idea di far sapere che Verona «non si riconosce né nelle manifestazioni razziste, né tantomeno nelle sfilate gay», equiparando così la violenza fascista alle pacifiche battaglie per il riconoscimento della pari dignità delle persone glbt. D'altro canto i benpensanti e la chiesa non condannano certo l'estremismo di destra, quando questo propaganda a modo suo i loro «valori». Nella piattaforma del corteo No Vat del 10 febbraio, accanto al diritto all'autodeterminazione e alla laicità, compare dunque opportunamente anche l'antifascismo.

 
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