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Chiamata all’azione: Di’ all’IGLYO di stare fuori da Israele

Pubblichiamo questo appello di attivisti e attiviste queer palestinesi che chiede all'IGLYO di non essere complice delle politiche di pinkwashing israeliane. Ecco il link all'appello diffuso in inglese dalle tre associazioni http://www.pqbds.com/archives/111

 

Chiamata all’azione: Di’ all’IGLYO di stare fuori da Israele

Cari gruppi, collettivi, attiviste e attivisti LGBTQ,

Come queer palestinesi appartenenti a diversi collettivi - alQaws for  Sexual & Gender Diversity in Palestinian society, Aswat — Palestinian  Gay Women, and PQBDS (Palestinian Queers for Boycott Divestment and  Sanctions) - vi scriviamo per esprimere il nostro sconforto per la  decisione dall’ International Gay and Lesbian Youth Organization[IGLYO]  di organizzare l’Assemblea Generale per Dicembre 2011 a Tel Avivin  Israel. Anche dopo averci contattati e dopo aver espresso la nostra più  profonda preoccupazione rispetto alle implicazioni problematiche e  politiche dell’organizzazione di questa conferenza, IGLYO ha pubblicato  un “lettera aperta – 2011 GA” dove viene sottolineato che non sono per  nulla contenti di rimettere in discussione la loro decisione e che anzi  difendono le loro posizioni;  ingannando, quindi, i membri dei gruppi  LGBT all’interno di un processo di normalizzazione e provvedendoa  coprire l’apartheid di Israele e l’oppressione della popolazione  Palestinese.  IGLYO non ha solo deciso di tenere la loro General  

Assembly conference in Tel Aviv, ma ha accettato i soldi del governo  israeliano partecipando in una più ampia campagna nel dare una nuova  immagine ad Israele “brand Israel” e nel crimine del pinkwashing .   Stiamo perciò chiedendo supporto nel comunicare a IGLYO perchéla loro  azione è iniqua e indecente, per un’organizzazione come la loro che  dovrebbe battersi a fianco delle persone queer o dei diritti umani in  più larga misura. Le politiche di Israele e l’occupazione non distinguono persone queer  da etero. Tutta la popolazione palestinese – queer ed etero – deve  affrontare gli effetti del muro dell’apartheid, dei checkpoint, degli insediamenti illegali e della violenza dei coloni: nessuno menziona che vivere sotto occupazione militare ti toglie qualsiasi diritto come  abitante di quella terra. Tutte le persone a Gaza, inclusi i queer,  vivono sotto un assedio illegale e medievale - e di fatto Gaza non è  altro che una prigione a cielo aperto. E come tutte e tutti le/gli abitanti di Israele, le persone queer sono soggette a discriminazioni di  leggi e di educazione che attraversano tutta la loro vite sia  nell’ambito privato che pubblico.

Nonostante tutta la società civile e le organizzazioni non dovrebbero necessariamente essere responsabili delle azioni dei loro governi, Israeli Gay Youth (IGY), il gruppo che lavora all’organizzazionedella conferenza, è legata direttamente alla propaganda del governo di Israele e alla campagna pinkwashing. Per prima cosa, è una delle più grandi organizzazioni nel paese, IGY lavora a stretto contatto con l’esercito militare israeliano - Israeli Defense Force (IDF) -reclutamdo giovani queer nell’esercito – lo stesso esercito che occupa, isolando e chiudendo con il muro e i checkpoints persone queer e etero senza distinzione sia in West Bank che a Gaza. IGY, quindi, non solo è un’organizzazione gay ma è fautore dell’omonazionalismo e di quelle stesse strutture dello stato di Israele che i/le queer palestinesi combattono. In secondo luogo, IGY è finanziato ufficialmente da 15 differenti comuni, in più viola le indicazioni della campagna BDS e mostra piena complicità con le strutture statali di Isarele.La decisione di IGLYO di tenere l’assemblea generale a Tel Aviv in Israele finanziata dallo stato di Israele non solo viola la chiamata per la campagna di boicottaggio - Boycott, Divestment, and Sanctions - una campagna che ha lo scopo di far pressione ad Israele per la fine dell’occupazione delle terre palestinesi emulando l’efficace tatto anti-apartheid ma partecipando attivamente al pinkwashing di Israele che mira a rappresentare Israele come il paradiso per i queer spostando quindi l’attenzione fuori dai numerosi crimini contro la popolazione palestinese. Con questa campagna multi- millionaria  non si dà altro che un altro “successo”, IGLYO aiuta le violazioni di Israele della legge internazionale e supporta il predominio bianco includendo l’occupazione illegale e la politica razzista.

Come un’organizzazione la cui missione è quella “dicombattere tutte le forme di esclusione, di discriminazione e di persecuzione, è demoralizzante che IGLYO stia ignorando l’oppressione della popolazione palestinese, sia queer che etero, nonostante il fatto che la commissione dell’ IGLYO sia ben consapevole della sofferenza della popolazione palestinese sotto l’occupazione israeliana. Sembra proprio che l’esclusione, la discriminazione e la persecuzione sia accettabile quando va a colpire i corpi della popolazione palestinese.Per questo, noi collettivi queer palestinesi abbiamo l’urgenza che l’IGLYO trasferisca la sua Assemblea Generale fuori dallo stato di Israele.

Perciò chiediamo il vostro supporto alla nostra chiamata sulla questione dell’IGLYO seguendo questi punti:

 

·        Chiedi a IGLYO di trasferire l’Assemblea Generale fuori da Israele firmando questa lettera o scrivendo una tua lettera alla commissione dei direttori dell’IGLYO. Manda una lettera a: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

·        Supporta la nostra “chiamata all’azione”– manda il nome del tuo collettivo, gruppo organizzazione a: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

·        Visita il sito della IGLYO e lascia un commento alla loro “Lettera aperta – 2011 GA” ‘Open Letter – 2011 GA‘ . Comunica il perché loro dovrebbero trasferire la conferenza fuori da Israele.

·        Se tu sei una o un giovane europeo e/o uno studente queer, potresti non sapere che sei forse un membro della IGLYO. Visita la nostra pagina facebook e cerca nella lista delle organizzazioni i membri dell’IGLYO. Se trovi che sei membro di un’organizzazione-membro, non esitare ad inviare una lettera in cui si chiede l’urgenza di trasferire la conferenza in un altro luogo.

·        Diffondi il più possibile questo comunicato nel tuo sito / blog e invialo a tutte le persone LGBTQ, collettivi, gruppi.

·        Visita il nostro sito e tieniti aggiornato/a riguardo la campagna, contattaci se hai domande. Scrivici a: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Speriamo che con il tuo supporto possiamo far diventare IGLYO veramente un’organizzazione che rispetta i diritti delle persone queer includendo anche le/i palestinesi e fermare questo gioco che la fa diventare una pedina nel tentativo di Israele di promuovere questa finta apertura alle politiche queer ai costi della popolazione palestinese.

Grazie,

Palestinian Queer Groups: alQaws for Sexual & Gender Diversity in Palestinian Society

Aswat – Palestinian Gay Women

Palestinian Queers for BDS

 
Santo subito!

SANTO SUBITO!

In  occasione della beatificazione di Carol Wojtyla, quello che qualcuno definì “l'ultimo papa re”, il dibattito in ambito laicista e cattolico riformista è: “ma fu santo davvero?”

E giù a giocare con le ombre e le luci di un regno durato 27 anni, durante i quali l'occidente ha dato il peggio di sé, in termini di guerra e neocolonialismo. Ma Wojtyla, come lui stesso ebbe a dire, veniva da lontano, da oltre quel confine che aveva marcato il limite all'espansione della coca cola e dei mc donalds, che impediva di fatto la colonizzazione mondiale chiamata neoliberismo.

Wojtyla fu santo davvero, così come gridavano “le folle” nel 2005, santo protettore della chiesa cattolica. Il santo che nel salvare la chiesa cattolica dalla sparizione, ha salvato l'intero sistema che avrebbe potuto usarla per controllare i conflitti che lo stavano minando.

La cortina di ferro non serviva più, per questo è sparita in maniera quasi indolore rispetto al terrore creato intorno-accanto-sopra quel muro. E i mattoni del 1989 furono soltanto souvenir per ragazzi e ragazze che stavano crescendo col mito di una nuova folla: quella che Wojtyla stava radunando alle giornate mondiali della gioventù, dopo le folle polacche intruppate dietro alla croce di Walesa e quelle cilene di fronte alla finestra di Pinochet, che sarebbe diventata la folla di oggi, quella dell'equidistanza, dell’indifferenza, dell’autoassoluzione, del consumismo neoliberista, dell’individualismo, della violenza razzista, del branco sessista, della dignità della nazione.

Quando Wojtyla fu eletto, nel 1978, la Santa Sede aveva rapporti diplomatici con 85 Stati, e quando morì, nel 2005, con 174. Perché non farlo santo subito, allora? Invece no, per ora solo una statuetta, più piccola di quella di padre Pio, che lo stesso Wojtyla santificò, per far contente quelle folle che stava conducendo, provetto pifferaio magico, verso l'oblio dei propri diritti e della propria libertà.

Sì, perché Wojtyla fu il santo delle folle, e che cosa rende forte un regime se non la folla dentro alla quale si smarriscono autodeterminazione e consapevolezza di sé, dei propri diritti, dei propri desideri?

Il primo maggio non è mai stata la festa del lavoro, ma la festa di chi lavora e lotta per la propria autodeterminazione contro chi la/o sfrutta. Wojtyla ordì una prima trappola a questa giornata nel 2000 cercando, complici i sindacati confederati, di trasformarlo nel giubileo dei lavoratori, davanti alle folle di papa boys a Tor Vergata. Quest’anno la chiesa di Wojtyla e di Ratzinger - i cui nomi si sono intrecciati in un ventennio di encicliche e documenti sessisti ed omofobi – tenta il colpo finale sul primo maggio: cancellare la giornata delle lavoratrici e dei lavoratori e impiantare nella stessa data il giorno del beato Karol. Ebbene, da Facciamo Breccia gli 007 che lavorano tra i movimenti dell'area antagonista per impedire “azioni eclatanti”, come recitano le agenzie di stampa, non devono temere nulla: a san Wojtyla preferiamo necessariamente san precario, santo patrono di sfrattati/e, poveri/e, sottooccupati/e, sfruttati/e, ricattati/e, Co.Co.Co, assunti/e non in regola e dipendenti a termine. Invocato contro liberismo, caporalato, infortunio senza copertura, cooperative e mobbing! Perché san precario parla delle nostre vite. Perché nemmeno un bagno di folla mediatico e medioevale al contempo, bipartisan e globale, potrà cancellare le lotte e il conflitto contro lo sfruttamento e la precarietà, per l’autodeterminazione!

Quindi Wojtyla santo subito ma noi e milioni di altre ed altri non ci saremo, impegnati/e nella lotta per le nostre vite!

 
09/04/2011 - Bologna: Assemblea nazionale di facciamo breccia

ASSEMBLEA NAZIONALE DI FACCIAMO BRECCIA

Sabato 9 Aprile 2011 - ore 10.00-20.00

Bologna – Atlantide - Piazza di Porta Santo Stefano

L’assemblea nazionale di Facciamo Breccia si svolge in un momento particolare per le realtà bolognesi che ne fanno parte. Le associazioni che hanno in concessione lo spazio di Atlantide sono infatti state sfrattate dalla Commissaria Straordinaria al Comune di Bologna, Annamaria Cancellieri, con un atto che tutto è fuorché di “ordinaria amministrazione”. Nei suoi ultimi mesi da “podestà” la signora Cancellieri sta tentando di forzare la situazione in una Bologna politicamente allo sbando.

Facciamo Breccia, nell’esprimere tutta la propria solidarietà alle associazioni colpite da un atto amministrativo che nasconde – male – un intendimento politico repressivo nei confronti delle realtà lgbitq che popolano Atlantide, aderisce alla mobilitazione bolognese e, in particolare, parteciperà al

Presidio cittadino

che si terrà

Venerdì 8 aprile alle 18 in piazza Re Enzo a Bologna


Sabato 9 Aprile l’Assemblea Nazionale di Facciamo Breccia si terrà proprio ad Atlantide, luogo di movimento da sempre accogliente nei confronti di realtà di altre città, spazio che ha arricchito Bologna e che ha fatto di Bologna un riferimento. Spazio che difenderemo con i compagni e le compagne bolognesi.


All’ordine del giorno:

-    Organizzazione del Convegno “Fuori & Dentro le democrazie sessuali ” previsto a Roma nei giorni 28 e 29 maggio prossimi.

-    Mobilitazioni e Iniziative verso e in occasione dell’Europride di Roma del prossimo giugno.

-    Cancellieri non cancellerai Atlantide!

 

Le Assemblee di Facciamo Breccia sono sempre aperte a chiunque sia interessat*.


COORDINAMENTO FACCIAMO BRECCIA

 
12/02/2011 - Firenze: Assemblea Nazionale Facciamo Breccia

ASSEMBLEA NAZIONALE DI FACCIAMO BRECCIA

SABATO 12 FEBBRAIO 2011

dalle ore 11 alle ore 18

FIRENZE - c/o AZIONE GAY E LESBICA – via Pisana 31R

Scarica indizione in PDF

REPORT ASSEMBLEA

 

L’11 febbraio 2011 ci sarà chi festeggerà ancora una volta il Concordato fra il regime fascista italiano e la casta sacerdotale vaticana: il coordinamento Facciamo Breccia, uscendo dalla “tradizione” non organizzerà la manifestazione No Vat.

Quando nel 2005 il percorso di Facciamo Breccia prese avvio dallo sdegno diffuso per i continui attacchi contro l’autodeterminazione di donne e LGBTIQ da parte delle gerarchie vaticane, raccolse l’area dell’associazionismo e dei collettivi LGBTIQ e femministi che uscivano dal ciclo di mobilitazioni di Genova 2001 e dei Social Forum di Firenze e Parigi, ma anche altra parte di movimento che dava una lettura politica generale del ruolo di controllo sociale svolto dal Vaticano, e questo in un clima generale di riassorbimento dei movimenti.

Cinque anni dopo il contesto delle lotte è completamente mutato e ci attraversano le mobilitazioni di studenti, operai/e, migranti, precari/e, ricercatori/trici che dai tetti e dalle strade contestano la ridefinizione violenta dei rapporti di produzione che le forze neoliberiste stanno imponendo, con l’appoggio di Unione Europea e agenzie internazionali. Questa stagione è salutata in Italia con esultanti annunci della definitiva “morte del ’68.” D’altra parte, qualsiasi tentativo di critica e di esplicitazione delle contraddizioni insite nella formula dell’estensione dei diritti LGT in prospettiva antidiscriminatoria subisce da tempo una sistematica azione di marginalizzazione da quella parte di movimento LGBT che ha rincorso con modalità di conquista l’ ”Europa dei diritti”, i cui limiti ci appaiono ora con sconcertante evidenza.

Dopo le aperture a Casapound e la solidarietà di Alemanno “contro la violenza”, una parte del movimento mainstream arriva a ringraziare la ministra Gelmini per la settimana contro la violenza, celebrata mentre si demolivano scuola e università; ad applaudire la ministra Carfagna per la prima campagna italiana contro l’omofobia che - sinteticamente - incita all’invisibilità e addita la diversità come disvalore; infine ad apprezzare le timide aperture vaticane sul profilattico, subito smentite.

E’ bastata una campagna mediatica sull’emergenza omofobia, per spingerci nel ruolo di vittime che chiedono protezione e sicurezza.

Anche se fossero vere aperture non abbiamo tempo di aspettare i loro frutti malati: il nostro tempo non produttivo/riproduttivo si esplica qui e ora, nelle nostre forme di vita e resistenza, nella costruzione di reti alternative, nella creazione di “contro egemonie sovversive”.

Eppure un dato comune sembra emergere dalle lotte di migranti, studenti, operai/e, precari/e: non c’è nessun futuro accesso a una condizione di reddito, diritti e dignità che sia garantito o acquisibile automaticamente, nemmeno come contropartita del disciplinamento sociale e della flessibilità totale. Come sa bene chi ha subito l’inganno della sanatoria truffa, chi subisce l’espulsione dall’università e dalla ricerca, chi lavora nella precarietà e non avrà mai la pensione; neppure quelli che chiamavamo “diritti  acquisiti” esistono più.

Non sarà l’Europa a salvarci: salverà le banche, salverà l’euro, le finanze statali, ma non certo noi.

Per uscire da questa deriva suicidaria del movimento LGBTIQ e riconnetterlo alle lotte in corso non serve un quasi scontato NO VAT, che pure ha avuto il merito di mettere a nudo le anomalie del contesto italiano, dove l’intreccio affaristico e il ricatto vaticano sulla politica istituzionale bloccano fondamentali diritti di autodeterminazione.

Il 12 febbraio 2011 non sferreremo l’attacco finale al potere Vaticano: lo lasceremo agonizzare tra scandali finanziari, processi per stupro e ridicole battaglie contro l’educazione civica e sessuale (!), pronti/e comunque a rispondere quotidianamente a ogni provocazione e a denunciare i privilegi e le regalie di stato.

Il 12 febbraio 2011 ci ritroveremo in un’assemblea nazionale – come sempre aperta – per guardare avanti. Nostre referenti, ancora una volta, saranno tutte le soggettività che con Facciamo Breccia hanno negli anni ampliato le lotte LGBTIQ contro il neoliberismo, sul versante antirazzista, antifascista e antisessista.

Facciamo quindi appello all’arcipelago lgbti-queer, femminista e di movimento che in mille contesti in questi anni, nella teoria e nella prassi, ha posto collettivamente le basi per una riconfigurazione delle lotte LGBTIQ e femministe, ma non solo, organizzando molteplici appuntamenti di piazza e di riflessione che, seppure ignorati dall’informazione mainstream, hanno permesso la resistenza di pensiero critico e intelligenza.

Il 12 febbraio pensiamo di incontrarci in forma operativa e organizzativa con quanti/e vorranno costruire un grande momento autonomo e plurale a ridosso dell’Europride di Roma 2011, che riapra tutte le contraddizioni globali che attraversano le soggettività sessuate in questa “democrazia sessuale fantasma” che è l’Italia, vogliamo interrogarci su quali sono le soglie di accesso, inclusione e esclusione dall’Europa fortezza, che affianca normativa antidiscriminatoria e Schengen (in Italia i CIE).

Vogliamo porci come parzialità di un arcipelago lgbti-queer che vuol essere parte di movimento di trasformazione sociale, assieme alle altre soggettività in lotta.

 

COORDINAMENTO FACCIAMO BRECCIA
 
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